Mentre si attende di sapere quale sarà la sorte del Centro di sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano, registriamo con piacere sulla vicenda un commento autorevole: quello di Arturo Stocchetti.
Rinomato produttore di Soave - la sua azienda ha sede nello storico palazzo dei conti Sambonifacio, in centro paese -, fermo sostenitore di una enologia che non rinnega la tradizione pur sapendo avvalersi della scienza e della tecnologie moderne, Arturo Stocchetti è al suo terzo mandato di presidente del Consorzio del Soave, ma è anche a capo del Consorzio Vini Veneti.
Ed è soprattutto in questa veste che così commenta la vicenda che vede protagonista il Centro di S.Floriano in questi giorni:
A questo punto siamo tutti curiosi: cosa succederà al Centro di Sperimentazione in Vitivinicoltura di S.Floriano? Voci di corridoio parlano di una imminente presentazione di qualcosa di nuovo e d'importante, secondo una formula che vedrà coinvolti attori pubblici e privati al tempo stesso (e soprattutto l'Università di Verona) e che dovrebbe ispirarsi nella struttura ad altre realtà già presenti (e funzionanti) nel mondo. Anche il mondo produttivo sarà presente, con una rappresentanza all'interno del comitato di gestione, ma sui particolari di questa cosa, sulla sua articolazione e sulla sua mission (come usa dire oggi), sarà opportuno aspettare qualche annuncio ufficiale.
Nel frattempo, per la categoria "dalle parole ai fatti", ecco una buona notizia. Circa un mese fa, il cda dell'Università di Verona ha dato il semaforo verde alla costituzione di un progetto imprenditoriale elaborato dal prof.Roberto Ferrarini (già enologo dell'anno 2009 per il Gambero Rosso): lo spin off “Perfect Wine s.r.l.", una società formata da un team di professionisti in grado di offrire servizi di enologia d'eccellenza dal campo alla bottiglia.
Ha resistito alla scarsità di spazi, di organizzazione, di risorse umane, di collaborazione, di tecnologia e attrezzature.
Ha resistito all'indifferenza delle amministrazioni, al silenzio freddo del mondo della produzione, alla dittatura ottusa della burocrazia.
Ha resistito, il Centro di sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano Valpolicella (VR). Dall'anno della sua fondazione (1977) con le forze e i mezzi che aveva, ha portato avanti centinaia di ricerche e sperimentazioni in vitivinicoltura, occupandosi con particolare impegno soprattutto (ma non solo) di catalogazione e conservazione della biodiversità dei vitigni autoctoni veronesi.
E oggi che più di ieri questi vitigni sono al centro dell'interesse di tutti, oggi che dovremmo/vorremmo saperne di più e meglio, oggi il centro sta per chiudere, vittima illustre di quella scure centrale che non riesce più a distinguere tra investimento e spesa superflua.
Questo che segue è il racconto di un aneddoto realmente accaduto e raccontatomi - ancora con un'aria tra l'incredulo e il divertito - da uno dei protagonisti, qualche giorno fa.
Il luogo: Ravenna. Personaggi: due agronomi e una barista.
Due amici, consulenti agronomi, al termine di una giornata di lavoro trascorsa tra vigne e cantine, sono ai saluti finali. Prima di accomiatarsi, uno dei due propone all'altro di andare a bere qualcosa insieme. L'altro accetta.
Entrano in un bar.
"Cosa prendi?" chiede il proponente all'amico "Mah, non so... fai tu". "Uno spumante va bene?" "Ok, dai".
Si dice sempre che il vino di qualità nasce nel vigneto, ma alla fine riesce più facile valutare - e premiare - il vino piuttosto che il vigneto da cui nasce.
L'occasione era di quelle importanti: i festeggiamenti per il (primo) mezzo secolo di vita dell'azienda Zenato, con visita al vigneto Costalunga di Sant'Ambrogio di Valpolicella. Una trentina di ettari che si estendono sul versante collinare che da' sul Lago di Garda, quasi a fare da trait - d'union tra l'origine e la vocazione luganista dell'azienda e la sua passione per i grandi rossi valpolicellesi.
In una giornata nella quale le condizioni meteo hanno fatto del loro meglio per guastare (senza riuscirci) la festa, alternando dispettosamente un sole accecante a scrosci di pioggia improvvisa, proprio tra le vigne di Costalunga la famiglia Zenato è riuscita ad organizzare una piccola verticale del loro Amarone Classico della Valpolicella: le annate scelte sono state il 1995, il 1990, il 1988, il 1985, il 1980.
Senza dover ripetere le solite cose dette, ridette, risapute e condivise - e cioè che non si può mettersi alla guida di un qualsivoglia veicolo, nemmeno di una bicicletta dico io, se si èbevuti-impasticcati-rintronati da discoteca e simili - diamo spazio ad alcuni concetti che sono stati espressi di recente a Milano, in occasione della conferenza stampa promossa dalla FIVI, "Vino, più conoscenza meno divieti".
Quando dici "vino spumante" in genere ti vengono in mente le tipologie più disparate, dal Prosecco al Franciacorta, al TrentoDoc. Tuttavia nel Nord Italia c'è anche un'altra regione particolarmente vocata a questa produzione, e della quale in genere ci si ricorda solo per i vini fermi, ed è l'Alto Adige.
Piccolo servizio riassuntivo di rassegna stampa di comunicati stampa aziendali e/o istituzionali dal mondo del vino. Disgraziamente, trattasi solo di comunicati rivolti all'informazione tradizionale: gli originali sono del tutto privi di qualsivoglia link. Quelli che troverete, sono stati aggiunti dalla sottoscritta.
Feudo Antico fa conoscere la più piccola Doc al prossimo Merano International Wine Festival: sarà Feudo Antico, alla sua prima uscita ufficiale, a fare conoscere al Merano International Wine Festival la doc più piccola d’Italia. E’ notizia di questi giorni, infatti, che Feudo Antico, azienda che per prima ha prodotto la doc Tullum, denominazione che insiste esclusivamente sul comune di Tollo (CH), ha superato le selezioni per partecipare all’importante evento, in programma il 5 – 8 novembre alla Kurhaus di Merano.
La prima cosa che colpiva di lui erano le sue mani. Grandi, immense. Quando ti porgeva la mano avvolgeva la tua, nelle sue qualsiasi altra mano spariva.
E grande come le sue mani era anche il suo cuore, la sua generosità, la cordialità che ti dimostrava tutte le volte che ti incontrava. Il suo ottimismo, la sua energia.
Insomma, Olinto Gini è stato un grande. In tutti i sensi.
Non sono tempi facili, questi, per il settore vitivinicolo. Soprattutto quello cooperativo. Mentre c'è chi si illude di risolvere i suoi annosi problemi "lavando i panni sporchi in casa", nell'illusione che nessuno si accorga di nulla (nell'era di Internet! beata ingenuità!), altri scelgono al contrario di gridare ai quattro venti tutta la loro frustrazione e di mettere in piazza le loro difficoltà.
In genere, quando si parla di bordolesi italiani, il pensiero corre subito a etichette celebri come quelle toscane (Sassicaia, Masseto), o al veneto Riserva "Capo di Stato" di Venegazzù, o al San Leonardo dell'omonima tenuta trentina. Tutti vini nati tra gli anni '60 (la prima uscita commerciale del Sassicaia è del 1968) e gli anni '80 (1982, prima annata del San Leonardo).
In realtà, la voglia di realizzare qualcosa di simile ai grandi vini francesi è molto più antica, e primi esiti moderni si videro proprio in Trentino.
Qualcuno se n'è accorto da un pezzo, altri fanno finta di non vedere/capire, ma il processo è ormai in atto ed è irreversibile: la frattura tra il mondo delle istituzioni (vinicole e non) e una certa parte di quelli della produzione e del consumo del vino esiste, ed è sempre più estesa e profonda. Non è un'impressione, è un dato di fatto. Da un lato, gli scoraggianti risultati (o addirittura il fallimento,con pesanti strascichi economici, d'immagine e altro) di tante manifestazioni-eventi-iniziative dedicate alla promozione del vino, dall'altra la stanchezza di tanti produttori (che non ne possono più di sentirsi tirare la giacchetta a destra e a manca dall'ente di promozione di turno, o dal Consorzio, dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione...e via a salire, che chiede loro di partecipare all'ennesima fiera-sagra-mostra-mercato-festival-salone-galà). E poi i consumatori: a parlar loro di certe kermesse messe in piedi dai soliti noti (istituzionali e non) ormai gli viene l'orticaria. E rispondono con sempre maggior noia, disinteresse, disaffezione, senso critico. Oppure non rispondono affatto: le disertano.
Eppure la richiesta di cultura del vino in senso lato esiste ancora, ed è anzi più viva che mai...
che fare, dunque?
Vinea Tirolensis è l'annuale appuntamento che l'Associazione dei Vignaioli dell'Alto Adige presieduta da Josephus Mayr organizza per presentare in loco la migliore produzione altoatesina. Protagonisti della rassegna di quest'anno, in programma lunedì 23 agosto dalle 15 alle 21 a Castel Mareccio, saranno i vini della vendemmia 2009.
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